S-nodi | L’housing sociale diventa mix
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L’housing sociale diventa mix

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Complice la vocazione sociale e la dimestichezza storica con i flussi migratori, Torino si sta configurando come luogo di sperimentazione di welfare innovativi, alcuni dei quali puntano a diventare policy istituzionali. E dove la bellezza conta (molto).

Sul fronte abitativo si stanno affermando modelli di housing sociale che superano la definizione del 2007 dal Cecodhas (Comitato europeo per il coordinamento dell’edilizia sociale) come «l’insieme delle attività volte a fornire alloggi adeguati alle famiglie che, alle condizioni di mercato, non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo, o perché incapaci di ottenere credito o perché colpiti da specifiche problematiche», ed esprimono un modo nuovo di abitare, dove la vita di relazioni tra gli abitanti dell’housing e i servizi sono il volano di un modus vivendi vantaggioso per tutti.

A Torino un attore storico del welfare come Opera Barolo ha fatto una scommessa da tre milioni di euro sulla creazione di un vero e proprio distretto sociale, con la creazione di Housing Giulia. Ma ci sono anche attori nuovi, come l’associazione delle piccole e medie imprese edili Aniem che sta organizzando un concorso per professionisti per riqualificare edifici degradati trasformandoli in abitazioni ad uso misto, in parte housing sociale e in parte libero mercato.

Di Housign Giulia ne ha parlato il mensile Vita, in un ampio articolo firmato da Diletta Grella, che riportiamo integralmente.

Housing sociale? La formula mix ha preso casa a Torino

Giulia di Barolo sarebbe stata contenta di visitare l’Housing Giulia. La marchesa e filantropa francese naturalizzata italiana che, nel 1823, fece costruire un immobile a Torino, nell’attuale via Cigna, come rifugio delle giovani donne uscite dal carcere, sarebbe orgogliosa di sapere che quel luogo, a distanza di due secoli, ha saputo mantenere viva la sua vocazione di accoglienza. Housing Giulia è un progetto di housing sociale nato un anno fa. Un complesso di 3mila metri quadrati, composto da 48 appartamenti, fortemente voluto dall’Opera Barolo, che è proprietaria dell’immobile, e realizzato con il sostegno economico della Regione Piemonte e in collaborazione con il Comune di Torino e la cooperativa Di Vittorio. La gestione è affidata all’impresa sociale Co-Abitare, formata dalla cooperativa Esserci (Gruppo Cgm), dalla cooperativa sociale Giuliano Accomazzi e dal consorzio Copea (cooperativa edilizia). Nel progetto Co-Abitare ha investito un milione di euro grazie ad un finanziamento di Banca Prossima. Questa somma è stata utilizzata per ristrutturare e arredare gli appartamenti e va a sommarsi ai 3 milioni versati dall’Opera Barolo e a 800mila euro della Regione Piemonte. Co-Abitare ha avuto la struttura in comodato d’uso gratuito per 30 anni.

Doppia utenza

«Housing Giulia è un nuovo modo di concepire l’abitare» spiega Giulio Genatti, presidente di Co-Abitare. «Un progetto di residenzialità temporanea, che nasce da un’emergenza che negli ultimi anni si è fatta sempre più forte, soprattutto nelle grandi città: quella di una casa. Ci sono molte famiglie in condizioni di stress abitativo perché non possono permettersi un affitto normale o hanno subito uno sfratto. Ma ci sono anche molti lavoratori, soprattutto giovani, che hanno contratti di collaborazione corti e incerti, che non possono prendere una casa per un periodo lungo. E poi ci sono sempre più persone che viaggiano e che cercano un luogo dove stare bene per qualche giorno. Housing Giulia nasce dall’intercettazione di queste differenti necessità».

I 48 appartamenti, tutti arredati e dotati di bagno e cucina, si dividono in monolocali, bilocali e trilocali, e si possono affittare per un periodo che non superi i diciotto mesi. Metà degli alloggi è destinata a persone in difficoltà ed è disponibile a prezzi calmierati: un monolocale costa 250 euro al mese (utenze comprese), quindi il 40% in meno rispetto ai prezzi di mercato. Gli utenti vengono selezionati da una commissione composta dall’ente gestore, dal Comune di Torino e dai servizi sociali e sanitari. Durante il periodo di permanenza, vengono seguiti nel loro progetto di vita e aiutati a trovare un lavoro o un’altra abitazione: in questo modo le persone vengono spronate ad impegnarsi per costruire il loto futuro.

L’altra metà degli appartamenti, invece, è destinata a studenti e giovani lavoratori, ma anche ai turisti. In questo caso il prezzo è allineato al mercato: un monolocale costa 470 euro al mese (sempre utenze comprese), mentre chi si ferma solo una notte paga 45 euro.

«Questo è un punto fondamentale di innovazione sociale del nostro progetto» chiarisce Margherita Francese, presidente della cooperativa Accomazzi. «Non abbiamo voluto un ghetto per chi è in difficoltà, ma anzi abbiamo dato vita ad un ambiente vivace dove persone diverse possono incontrarsi perché, perché proprio dalle relazioni possono scaturire occasioni di crescita».

«Housing Giulia è davvero un luogo vitale e multiforme, dove le vite e le storie più differenti si incrociano» spiega Giuseppe, 20 anni, arrivato dalla Sicilia qualche mese fa per studiare tecniche di narrazione alla Scuola Holden. E così nel grande piano terra, o nel cortile interno, o ancora nelle lavanderie comuni, può capitare di imbattersi in Hicham, 42 anni di origine marocchina. Vive qui da qualche mese, insieme alla moglie e ai tre figli, dopo che ha perso il lavoro e la casa, in seguito ad una malattia che l’ha costretto al trapianto di un rene: «Si cade ma ci si rialza, e anche questa volta ce la farò».

 Un tocco artistico

Ecco Gianmarco, 31 anni, che ha un lavoro sicuro in un negozio e che di HOusing Giulia apprezza il fatto che «qui ho trovato mille nuovi amici e sentirsi soli è impossibile. D’estate c’è una festa ogni sera…». E poi, ancora, si possono incontrare scrittori, artisti e attori di passaggio, come è accaduto durante la manifestazione Torino Spiritualità o durante Artissima, la fiera internazionale di arte contemporanea. «A proposito di arte, questo è un posto unico» dice Elisabetta Stellabotte, che si occupa della gestione. Che precisa: «L’artista di fama internazionale David Tremlett ha realizzato un wall painting negli spazi comuni. Alcuni appartamenti sono arricchiti dalle opere di Massimo Barzagli, altri dalla collaborazione con l’associazione Arteco. Edoardo Tresoldi e Alessandro Bulgini hanno poi donato le loro installazioni. Siamo poco abituati ad associare il welfare alla bellezza, invece questo binomio è un altro punto di innovazione sociale di Housing Giulia, perché vivere in un ambiente bello aiuta tutti, soprattutto chi è in difficoltà, a riprogettare la propria vita. Inoltre ogni settimana, organizziamo incontri, concerti, mostre, siamo aperti al pubblico esterno. Creiamo occasioni di contaminazioni tra il dentro e il fuori, per offrire continui stimoli ai nostri ospiti». «È interessante che questo progetto coinvolga attori diversi e differenti tra di loro» conclude Daniela Ortisi, presidente della Cooperativa Esserci, «l’Opera Barolo ha fortemente voluto Housing Giulia, mettendo anche a disposizione lo stabile; le cooperative Esserci e Accomazzi hanno condiviso le conoscenze in ambito sociale e le risorse umane; il consorzio Copea ha fornito le sue competenze in ambito edilizio. Un sistema di welfare mix che potrebbe diventare un modello di riferimento per far fronte alle esigenze abitative contemporanee e ai bisogni di una società sempre più liquida, dove le persone hanno spesso necessità di trovare una casa a basso costo e in tempi rapidi».

Housing Giulia non è l’unico esempio di «bellezza e welfare» a Torino: in Barriera di Milano è infatti attivo il progetto Costruire Bellezza. Attraverso questo progetto, sostenuto da S-NODI, in collaborazione con l’Università e il Politecnico di Torino, nel dormitorio di via Ghedini persone senza dimora, ricercatori e studenti universitari di design, architettura, antropologia, operatori sociali ed educatori, artigiani e creativi, coltivano le proprie potenzialità creando insieme oggetti di design con materiali di recupero. Finora una cinquantina di senzatetto hanno fatto tirocini e sono stati retribuiti; i senzatetto si incontrano con gli studenti ogni settimana per cinque ore, per nove mesi di tirocinio. Design, arte, artigianato, cucina: i workshop producono prodotti e servizi utili ai partecipanti, nella direzione di un maggior benessere, e utili alle comunità di vicinato.


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