S-nodi | Vicini connessi nelle social street
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Vicini connessi nelle social street

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Da aggregazione spontanea a riconoscimento istituzionale: è il percorso milanese delle ‘social street’, ovvero aree della città in cui il vicinato si incontra per il piacere di socializzare, di stare insieme, di condividere la conoscenza e le opportunità del luogo.

A Milano le social street sono 75, con oltre 21mila iscritti. Qualcosa di più di un fenomeno urbano; tanto che il Comune ha incontrato i rappresentanti delle principali realtà per verificare la possibilità di un albo cittadino per le social street interessate. Attraverso l’albo Palazzo Marino intende riconoscere alle realtà la preziosa funzione che svolgono nel welfare cittadino.

La comunità più vecchia, nata nel 2010, Paolo Sarpi – quartiere di Milano conta 5.361 membri, seguita da “San Gottardo Meda Montegani Social Street – Milano” (5.296), “Lambrate” (2.609), “via Maiocchi” (1.449), “via Morgagni” (1.311) e “Abitanti intorno al Parco Solari” (1.224).

Le reti delle social street sono caratterizzare dalla spontaneità e nascono in zone dove fino a poco prima l’identità di quartiere non esisteva: grazie al web i residenti si riuniscono in gruppi informali all’insegna del buon vicinato in momenti come il cinema con i vicini portandosi le sedie da casa, musica dal vivo, scambio di libri, giornate di pulizia collettiva dei quartieri, baratto di beni e competenze, raccolte fondi e campagne di solidarietà.

Attraverso la pagina Facebook, persone che non si conoscono ma che abitano nello stesso quartiere si incontrano virtualmente e si scambiano informazioni. Nel passaggio successivo le persone decidono di vedersi nel reale, in modo conviviale, organizzando apertivi e cene di gruppo. Da qui parte un terzo livello, quello ‘virtuoso’, per organizzarsi in iniziative e azioni per il quartiere.

Un esempio della transizione dal virtuale al virtuoso è quello di corso San Gottardo-via Meda, dove un’esplosione prodotta da una fuga di gas ha distrutto una palazzina e, non solo gli abitanti del quartiere hanno indetto una raccolta fondi per gli sfollati, ma hanno dato anche vita a tour guidati alla ri-scoperta del quartiere. Momenti che hanno messo in relazione gli abitanti più anziani, depositari della memoria storica, con le competenze e la creatività dei giovani che si sono offerti come volontari per corsi di informatica di base.


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