S-nodi | L’accoglienza diffusa costa meno
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L’accoglienza diffusa costa meno

L’accoglienza diffusa costa meno

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Sono circa 600 i migranti oggi accolti dalla piccola cittadina piemontese di Biella: un arrivo numericamente superiore alle capacità delle strutture, ma gestito in maniera innovativa e profittevole grazie al modello dell’accoglienza diffusa. Oggi le persone sono ospitate in alloggi con famiglie o in case messe a disposizione o nelle parrocchie su tutto il territorio della diocesi, e non sono più ‘rifugiati’ ma uomini e donne con un volto, un nome, una storia, con sogni e progetti.

L’esperienza della piccola città piemontese ha portato risultati notevoli rispetto al coinvolgimento dei residenti e all’accompagnamento con azioni di inserimento di rifugiati e richiedenti asilo, quali driver per mitigare le tensioni dovute all’alta concentrazione sui singoli territori.

In risposta ai flussi migratori Caritas Italiana ha lanciato a fine 2015 l’azione Rifugiato a casa mia” per l’accoglienza di singoli o di nuclei familiari nelle famiglie, comunità e territori per sei mesi, accompagnandoli con tutto quanto può fare integrazione. Come spiegato da don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, l’obiettivo duplice: si tratta di creare condizioni di accoglienza migliori, ma soprattutto di innescare un circolo virtuoso di solidarietà ed accoglienza.

Caritas Biella ha risposto positivamente. “È così che a Biella – sottolinea Daniele Albanese, responsabile immigrazione e mondialità Caritas diocesana – è nato ‘Da solo nessuno può farcela”’, un appello alla comunità per la promozione di un’accoglienza dignitosa, solidale, in piccoli nuclei e diffusa sul territorio. Sensibilizzazione rivolta alle famiglie quanto alle autorità, nella convinzione che la presenza di questi profughi doveva essere in qualche modo condivisa con gli abitanti”.

Da non sottovalutare inoltre l’aspetto economico: “Caritas Biella” prosegue Albanese “conti alla mano conferma come un’accoglienza fatta in questo modo costa molto meno rispetto all’accoglienza in strutture enormi. Per non poi parlare dell’aspetto umano e sociale. L’accoglienza diffusa è uno strumento di comunità per inserire le persone dando la possibilità di interagire con chi abita sul territorio e poter anche condividere ed esprimere i valori di cui sono portatori, rispetto al proprio vissuto”.

Si è provato a dare nuove risposte alla crisi migratoria, cercando di farla diventare un’opportunità per la comunità che accoglie, attraverso il coinvolgimento attivo della società civile e l’integrazione dei migranti nei diversi tessuti sociali, constatando che l’accoglienza di piccoli gruppi favorisce percorsi virtuosi, di sviluppo reciproco, sui territori

L’accoglienza diffusa ha permesso anche alla comunità di superare quei modelli di assistenza che corrono il rischio di categorizzare il rifugiato come vittima, ma non solo come soggetto bisogno di aiuto ma soprattutto come essere indifeso, passivo e silente.


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