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Azioni di sistema per il contrasto della povertà: Le relazioni al centro

Azioni di sistema per il contrasto della povertà: Le relazioni al centro

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di Licia Paglione, SEC – Scuola Economia Civile

Il 1 dicembre 2016 è una data importante per la lotta alla povertà. A tre anni dall’avvio viene presentato a Roma ‘Azioni di Sistema’, il programma promosso da Caritas Italiana che si occupa di progetti innovativi di contrasto alla povertà. Di seguito la sintesi della ricerca e analisi di Azioni di Sistema realizzate da Licia Paglione, sociologa economica, che collabora con la SEC-Scuola di Economia Civile, come ricercatrice e docente, e insegna presso l’Istituto Universitario Sophia di Loppiano (FI), su temi quali povertà relazionale, dono, beni relazionali.

Da sempre il contrasto della povertà è stato visto come un ambito privilegiato di azione per enti e persone mosse da intenzioni di maggiore giustizia sociale, libertà, fraternità. Nel tempo ci si è resi conto che questo tipo di impegno chiede una riflessione sul significato di povertà e del suo superamento, che permette di non focalizzare l’attenzione unicamente sulla sfera materiale delle esistenze, ma di adottare un’ottica più complessa, arricchita di dimensioni anche qualitative e immateriali.

In particolare, tra queste, spicca la dimensione relazionale che riguarda la possibilità o meno per le persone di essere incluse nella vita sociale e di godere di relazioni significative, i cosiddetti “beni relazionali”, beni immateriali scoperti quali componenti fondamentali per la “fioritura umana” (Nussbaum 2003) della persona.

Da questa prospettiva nasce la ricerca in corso che tenta in modo inedito di dar conto della produzione di questa componente “invisibile”, i “beni relazionali” appunto, nelle reti sociali dei beneficiari di alcuni dei progetti inseriti nel programma “Azioni di sistema per il contrasto alla povertà” che Caritas Italiana ha avviato nel 2013 in tre contesti territoriali (Torino, Messina, Siracusa-Noto) per il contrasto della povertà. Nella ricerca la presenza di tali beni e il loro accrescimento sono stati considerati un indicatore dell’efficacia in termini “relazionali” di tali intervento, ovvero della capacità di tali azioni di arricchire e migliorare la componente relazionale e includere maggiormente i beneficiari nella vita sociale.

Il programma “Azioni di sistema” consiste in un insieme di progetti definiti grazie ad un processo di partecipazione e coinvolgimento dei territori (Rapporto Caritas 2015, p. 120). Essi mostrano di possedere un forte “marchio relazionale”, sia nella loro impostazione (si tra a di azioni di contrasto alla povertà convergenti, messe in atto simultaneamente da diversi attori allo scopo di o ottenere un aggregato di lungo periodo, fuori dalla logica della progettazione sociale tematica e di breve periodo), sia per l’esito che si intende raggiungere nel contrastare la povertà. Si ritiene infatti che le persone stanno bene non solo quando hanno un reddito congruo, ma anche quando hanno fiducia nelle istituzioni e nel mercato, quando si sentono supportate in momenti di difficoltà e hanno rapporti sociali significativi, quando si sentono libere di prendere delle decisioni, quando possono esprimersi con generosità e autenticità.

Si tratta di progetti che da una parte collegano realtà associative, imprenditoriali, il mondo del volontariato, istituzioni (scuole, servizi sociali, università), il mondo ecclesiale (parrocchie, servizi promossi dalla Caritas), e, dall’altra parte puntano “verso la realizzazione di esperienze di aiuto sociale che producono valore economico e costruiscono legami di reciprocità e identità comunitaria” (Rapporto Caritas 2015, p. 120).

La “rappresentazione sociale” (Moscovici 1992), ovvero l’idea condivisa, che ne hanno i loro stessi promotori evidenzia due aspetti.

Il primo riguarda la natura reticolare del programma, in quanto insieme di azioni nate da un intreccio collaborativo tra diversi enti dei territori e dalla valorizzazione di sinergie e caratteristiche specifiche che di ciascuno dei soggetti coinvolti.

Il secondo è relativo alla valorizzazione delle relazioni come obiettivo a cui mirare nel contrastare la povertà, nel quadro di interventi pensati in logiche non assistenzialistiche ma come azioni “integrali”, e cioè non centrate unicamente sulla dimensione economica, ma anche sulla capacitazione dei soggetti e dei territori, e che investono la dimensione sociale, il sistema di welfare, la sfera economica e quella culturale.

L’attenzione dello studio in corso si limita, per motivi di efficacia analitica, all’analisi di tre particolari progetti realizza in tre diversi contesti territoriali, nelle Diocesi di Torino, Siracusa-Noto e Messina, “contesti molto diversi quanto a: presenza e protagonismo della comunità ecclesiale sul territorio; consistenza del sistema locale di welfare; esistenza di processi di pianificazione socio-politica e socio-pastorale in tema di contrasto della povertà e sviluppo locale” (Rapporto Caritas 2015, p. 120).

In base ad alcuni criteri si è scelto di analizzare i seguenti progetti:

fa bene.” (coordinato da S-NODI a Torino)

Ripartenze” (coordinato da Fondazione di comunità Val di Noto a Modica)

Progetti personalizzati di capacitazione per le persone più fragili(coordinato da Fondazione di Comunità di Messina a Messina).

I criteri di selezione dei tre progetti specifici sono stati i seguenti:che i destinatari fossero rintracciabili a distanza di circa un anno; che le azioni fossero paragonabili, in termini di bisogno che vanno a soddisfare, ad altri progetti di contrasto alla povertà nel territorio che adottano una logica diversa da quella di Azioni di sistema.


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