S-nodi | Equity crowdfunding? Sì grazie
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Equity crowdfunding? Sì grazie

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La raccolta di fondi on line per il sostegno di progetti sociali si evolve e assume caratteristiche finanziarie che la rendono ancora più interessante per chi contribuisce. Con l’articolo 9 la recente legge delega di riforma del Terzo settore è infatti prevista «la possibilità di accedere a forme di raccolta di capitale di rischio tramite portali telematici, in analogia a quanto previsto per le start up innovative». Si apre quindi anche per le imprese sociali la porta dell’equity crowfunding, evoluzione del tradizionale crowfunding.

Questo modello prevede un finanziamento sotto forma di capitale di rischio al fine di ottenere quote di partecipazione della società, proporzionali all’investimento stesso. In questo modo chi offre somme di denaro diventa investitore a tutti gli effetti e condivide con i promotori di un progetto sia il rischio d’impresa che la partecipazione agli utili, a differenza del crowdfunding/rewards che prevedeva, a seguito di una donazione, una ricompensa di tipo non finanziario. Rappresenta dunque la possibilità di diventare azionisti dal basso senza dover per forza entrare a Piazza Affari o al mercato di bond e obbligazioni.

Per le organizzazioni del terzo settore l’equity crowdfunding rappresenta un nuovo strumento di fundraising complementare a mezzi tradizionali. Consente non solo di finanziare progetti innovativi, ma anche di generare nel lungo termine dei benefici in termini di senso di appartenenza all’iniziativa nonché di co-creazione di valore sociale. Determinanti per il successo di un’azione di equity crowfunding per il terzo settore sono l’individuazione della rete dell’impresa sociale per la realizzazione della campagna, la scelta della piattaforma di crowdfunding e la capacità di una progettazione della campagna in grado di mettere in evidenza la bontà del progetto ma anche di creare coinvolgimento con la community.

Tra i soggetti che stanno cogliendo questa opportunità, l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che, in collaborazione con siamosolidali.it, ha avviato #socialcrowdfunders, un progetto pilota di formazione per sei giovani spacializzati nella realizzazione di azioni di crowdfunding per il sociale. Il progetto è realizzato con Guanxi (partner di Google nella trasformazione dei business aziendali), Impact Hub Firenze (che funge da collegamento tra i giovani e le associazioni) ed Eppela, la prima piattaforma italiana di crowdfunding reward.

In Italia la diffusione dell’equity crowfunding è ancora all’inizio. Secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio crowd-investing della School of management del Politecnico di Milano, il capitale di rischio raccolto in Italia ammonta a circa 5,5 milioni di euro, mentre in Germania è di 37 milioni e la Gran Bretagna arriva a 332 milioni di raccolta. Va tuttavia ricordato che nel 2013 l’Italia ha attivato attraverso la Consob una normativa specifica nel settore del crowdfunding. Regolamentazione che permette alle start-up innovative di raccogliere fondi presso le piattaforme di crowdfunding registrate, con la garanzia di una tutela sia dell’investitore che dell’imprenditore.

L’equity crowdfunding permette dunque ad un’idea di farla crescere e fa in modo che chi decide di investire diventi in un certo senso anche promotore del progetto, perché è nello stesso interesse dell’investitore che quest’impresa cresca e che il prodotto o servizio venga adottato dal mercato. Grazie all’utilizzo del web e dei social, l’equity crowdfunding crea una community attorno ai progetti finanziati, permettendo l’avvicinamento alle nuove imprese innovative anche da parte di privati, non investitori professionisti.

L’Equity Crowfunding spiegato dalla Consob


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