S-nodi | Innovazione sociale e lotta alla povertà
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Innovazione sociale e lotta alla povertà

Innovazione sociale e lotta alla povertà

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In occasione del dibattito parlamentare sul raggiungimento degli obiettivi di riduzione della povertà collegati alla strategia Europa 2020 (portare 20 milioni di persone fuori dalla povertà), la rete europea delle organizzazioni impegnate nella lotta alla povertà (European Anti Poverty Network, EAPN)  ha elaborato un booklet dal titolo “il contributo dell’Innovazione sociale nella riduzione della povertà e dell’esclusione sociale in Europa”.

Il Booklet si apre con due dati di rilievo: il numero di persone a rischio di povertà nel 2014 (125 milioni, pari al 24,8% della popolazione) e l’andamento del fenomeno negli anni più recenti (aumento di 6 milioni tra il 2010 e il 2012). Siamo dunque molto lontani, sostengono gli autori,  dagli obiettivi della Strategia Europa 2020 e l’orizzonte dell’innovazione sociale deve diventare un contesto di riferimento consueto anche per chi si occupa di lotta alla povertà, .

Nel descrivere caratteristiche, opportunità e rischi dell’innovazione sociale, e nel disegnare i criteri in base ai quali una pratica di lotta alla povertà può definirsi socialmente innovativa però EAPN avverte sul fatto che il tema è di questi tempi molto frequentato ma poco praticato in chiave veramente positiva: le spinte più forti all’innovazione sociale rispondo infatti spesso a logiche di riduzione della spesa pubblica e si  traducono in privatizzazioni incontrollate dei servizi essenziali o in depauperamento dei sistemi di Welfare (rafforzamento della frammentazione dei servizi in luogo dell’universalità degli stessi).

Per queste ragioni, proseguono gli autori della pubblicazione è importante definire che cosa significa produrre innovazione sociale: produrre aumento della coesione sociale e del benessere individuale e collettivo e, al tempo stesso aumentare le capacità delle organizzazioni coinvolte di innescare  processi positivi e di gestirli con consapevolezza.

Altrettanto importante è enumerare quali sono gli elementi che consentono di definire veramente innovativa una pratica di lotta alla povertà

  • Concretezza: si possono ascrivere all’innovazione sociale tutte quelle azioni che contribuiscono concretamente a ridurre la povertà e l’esclusione sociale;
  • Novità nella soddisfazione dei bisogni sociali in termini di contenuto, metodo o attori coinvolti
  • Sostenibilità delle azioni (durata del tempo) o prospettiva di lungo periodo dei cambiamenti prodotti
  • Precisa corrispondenza ai nuovi bisogni emergenti: intesa come  risposta efficace a bisogni inediti o non ancora adeguatamente soddisfatti di cui gli individui e le comunità sono portatori.
  • Empowerment delle comunità: non soltanto con riferimento ai beneficiari degli interventi ma a tutta la collettività
  • Azione dal basso: anche se l’idea innovativa non viene dal basso, la progettazione di dettaglio, l’implementazione e il monitoraggio devono essere gestiti in una logica di bottom-up.
  • Sussidiarietà: l’innovazione sociale deve essere complementare e non sostitutiva rispetto ai servizi di protezione sociale universalistici la cui responsabilità deve continuare ad essere ascritta alle autorità pubbliche.

L’innovazione sociale applicata alla lotta alla povertà rappresenta un’opportunità in termini di  supporto finanziario, nuove relazioni e nuove partnership,  miglioramento prestazionale dei servizi, rafforzamento delle competenze delle comunità coinvolte e degli attori che danno vita alle pratiche.

Vi sono anche dei rischi tra cui il già citato uso scorretto delle pratiche innovative con obiettivi di riduzione  dei costi e con esiti di deterioramento della qualità dei servizi. Altri rischi sono rappresentati dalla riduzione degli spazi di protagonismo e partecipazione per le comunità locali, e dall’esasperazione della competitività per le risorse disponibili.

EAPN sottolinea inoltre che le pratiche positive di innovazione sociale incontrano sulla loro strada non pochi ostacoli: al primo posto vi è la mancanza di supporto economico e politico, senza il quale anche la comunità più dinamica e propositiva è costretta ad arrendersi.

Vi sono poi i rischi legati all’interpretazione “meramente economica” del concetto di innovazione sociale: se è innovativo solo ciò che genera crescita, occupazione e aumento della produttività, non è detto che pratiche che hanno come priorità l’aumento del benessere, della coesione e dell’inclusione sociale riescano ad affermarsi come innovative e ad essere sostenute come tali.

Ancora, rappresentano possibili ostacoli all’affermarsi delle pratiche innovative le resistenze e le opposizioni che possono essere messe in atto dagli stessi servizi di Welfare (per dinamiche autoconservative, soprattutto dove ci sono sistemi radicati e consolidati) o dai decisori politici che determinano le priorità e assegnano le risorse (qui possono pesare le dinamiche relazionali e di potere).

Infine il rischio con il quale prima o poi tutte le pratiche innovative devono confrontarsi è quello di non riuscire a fare il salto di scala: situazione che è tanto più frequente quanto meno si riesce a dare voce alle collettività locali e ai portatori dei bisogni sociali emergenti nella progettazione, programmazione e gestione dei servizi e delle azioni di Welfare di comunità.

Nelle pagine conclusive della pubblicazione vengono sinteticamente descritte alcune di queste buone pratiche (Belgio, Finlandia, Ungheria e Portogallo)

Scarica la pubblicazione 

 


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